milano è così, ti toglie tutto, ti lascia nuda e indifesa. ti spaventa, ti abbaglia, ti investe, ti strapazza.
ti sveglia alla mattina che sei già stanco. ti violenta di rumori, ti schiaffeggia di traffico e ti spintona di fretta. ti guarda indifferente, ti succhia il sangue e l’anima, milano.
milano ti droga. la odi ma non vorresti mai andar via.
La trenta5 di oggi è dura, dice sempre la verità, anzi, la vomita in faccia. trenta5 non perde mai il controllo della situazione, di nessunissima situazione. Sa perfettamente cosa c’è da fare ed entro quando va fatto, combatte perennemente contro tutto e tutti. Questa trenta5 poi, paradossalmente, è piuttosto ingenua e abbassa la guardia troppo in fretta.
trenta5 pensa spesso che l’unica visione del mondo sia la sua e spesso si accorge che le innumerevoli visioni del mondo, con la sua, ci impattano violentemente.
oggi trenta5 appare sicura, sfrontata, padrona della sua vita ma in realtà delle volte pensa che chiunque sia migliore di lei. E’ fragile e non sa bene quello che vuole, e anche se percepisce che qualcosa sta andando a rotoli, non ha il coraggio di cambiare nulla.
Una volta trenta5 era molto sicura di se. Sapeva che avrebbe potuto fare bene tutto ciò che avesse voluto. Non aveva paura di sbagliare e si tuffava a capofitto nelle decisioni, senza sentire ragioni. Viveva spudoratamente tutto quello in cui si imbatteva. Si immaginava adulta,
Per trenta5, quella di oggi e quella di allora, raramente ci sono delle mezze misure, o si è bianchi o si è neri. Solo che oggi trenta5, pur sapendo bene che è nero, si illude che sia grigino, o bianco sporco.
E’ che si dice che gli austriaci sono scontrosi, sottolinea. Io penso solo che loro due siano bellissimi e anacronisticamente meravigliosi. Mi avvicino e, in un inglese titubante, chiedo di potergli scattare una foto.
Rispondono entrambi, incomprensibile tedesco, qualcosa che contrasta. “Non posso?” dico io. No con un cenno del capo e io non insisto, e torno a sedere.
Poi mi cerca, cerca la nostra attenzione, il mio sguardo. E lo trova, di nuovo, allora mi fa cenno di avvicinarmi e dice di aspettare ancora un secondo. Si avvicina anche lei. E’ bellissima e ha una gran voglia di parlare, anche lei, con noi, di provare a capirsi.
Si mettono in posa, uno di fianco all’altro, con quegli abiti così lontani da ogni tempo e il sorriso così estremo, le guance rosa, tipiche dei freddi inverni del nord e la pelle bianca candida e sottilissima.
“Si ma ora che mi hai fotografato, posso darti un bacino sulla guancia?” dice lui nell’internazionalissima lingua dei gesti. Ed io, stupita ma felice, raddoppio.
Certo, ma ne voglio uno anche da lei.
Anche se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare
vi ha fatto chinare il mento
se il fuoco ha risparmiato
le vostre Millecento
anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti.
E se vi siete detti
non sta succedendo niente,
le fabbriche riapriranno,
arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco
a cui avremmo giocato poco
provate pure a credevi assolti
siete lo stesso coinvolti.
Anche se avete chiuso
le vostre porte sul nostro muso
la notte che le pantere
ci mordevano il sedere
lasciamoci in buonafede
massacrare sui marciapiedi
anche se ora ve ne fregate,
voi quella notte voi c'eravate.
E se nei vostri quartieri
tutto è rimasto come ieri,
senza le barricate
senza feriti, senza granate,
se avete preso per buone
le "verità" della televisione
anche se allora vi siete assolti
siete lo stesso coinvolti.
E se credente ora
che tutto sia come prima
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti
e non c’è altro da aggiungere di questi tempi.
ci sono delle circostanze in cui parti di me si impuntano e si rifiutano di andare avanti.
se le mie orecchie sentono distrattamente dei rumori causati dalla masticazione, ad esempio, di chewing gum, fino a che il disturbo non viene eliminato si rifiutano di ascoltare altro.
quando davanti ai miei occhi qualcuno si sbottona i pantaloni per infilare la camicia, si gratta, si controlla che li (si, proprio li) sia tutto a posto, la mia attenzione si focalizza su quel movimento e fino a che questo non è cessato, gli occhi continuano a inviare microsegnali di fastidio al mio cervello.
poi c’è lui, il cervello. lui fondamentalmente si congela all’udire di queste due frasi:
non te l’ho detto perchè ti avrei ferito e devi essere superiore.
capitolo primo: non te l’ho detto perchè ti avrei ferito
esempio (ho detto esempio e giuro che non mi è capitato nulla di simile): sono andato a letto con tuo marito ma non te l’ho detto perché ti avrei ferito.
ora, siamo tutti persone adulte, cerchiamo di capirci. se già sai che questa cosa mi avrebbe ferito si può capire perché la fai? o credi che ciò che mi ferisca sia l’accostamento di colori tra il celeste delle lenzuola e il rosso dei tuoi capelli o tra le righe della tappezzeria della tua camera da letto e i pois dei boxer di mio marito?
capitolo secondo: devi essere superiore
esempio (leggi sopra): non devi far vedere che ti sei incavolato come uno sparviere delle nicobare perché tizia è andata a letto con tuo marito, devi essere superiore.
andiamo per gradi. domanda: tizia è andato a letto con mio marito? risposta: si. bene. domanda: mi sono inca##ata come uno sparviere delle nicobare? risposta: si. e allora perché devo far finta che vada tutto bene e non perforare la faccia a entrambi con un trapano a percussione? devo essere superiore di modo che non abbiano chiaro in mente che questa cosetta mi fa andare su tutte le furie e possano anche solo pensare di farlo ancora? no, devo far finta di nulla.
quante finzioni, scene, teatrini... non sarebbe più semplice direle cose come stanno?
meditate gente. meditate.
e ho iniziato il libro di montanelli, quello sugli anni di piombo, dicono tutti che sarà noioso.
dicono tutti che questa crisi sarà simile a quella del 29, sia chiaro, io nel 29 non c’ero.
dicono tutti che fanno male le onde del telefonino, del wireless, delle antenne
di questo nuovo ufficio non sono troppo contenta, dicono tutti che mi abituerò.
dicono che andiamo dicono che iniziano i lavori dicono che ci vanno con l’amico dicono che si e che no, dicono che dal cinese si mangia bene italiano e che ci vogliono gli armadi chiusi, dicono che il caffé alla macchinetta è buono e che il caffé alla macchinetta fa schifo, dicono che forse è meglio di qua e che però magari anche di la non va male, dicono che c’è il pavimento galleggiante lo sciorum le colonnine i gadget e anche il telefono senza fili che sono finite le uscite di rete.
siete solo chiacchiere e distintivo. e senza distintivo.
E’ tutto così diverso, quando si scioglierà la neve riappariranno le facce tristi dei pochi pendolari sulla metro che si allontanano dal centro alle nove di mattina. Riappariranno i colori degli oggetti di questo magazzino, riapparirà il rumore della macchinetta per il caffè e le scatole ancora da disfare.
Allora ci accorgeremo che manca la quarta parete, che non ci sono gli armadi, che il fax segna le 11.40 per tutta la giornata, che stiamo vivendo nel corridoio di un magazzino e che siamo ospiti da una vita.
E d’altra parte la neve copre tutto. Copre i capannoni della zona industriale in cui siamo andati a finire, copre il fastidio per essere caduti così in basso e copre perfino i sorrisi di una vita trascorsa con le stesse persone.
La neve è così, sembra che rimetta tutto a posto.
Mi piacerebbe prendere un treno e andare via dal mondo, magari su una nuvola.
Oppure no.
Vorrei mangiare una torta gigante e convincermi di aver avuto un calo di zuccheri.
Oppure no.
Mi piacerebbe svegliarmi una mattina e buttare tutto all'aria. Prendere la vita a due mani e rivoltarla come un calzino.
Oppure no.
Svegliarmi riccia, bionda, forte come una roccia, magrissima e alta, uomo, mamma e bambina, vecchia e cattivissima.
Oppure no.
E sono qui, ieri come oggi e come domani, a ballare una coreografia scrita da altri e composta solo di passi base. Oppure no?

