giorno 1: trenta5: mi scusi signor muratore, avete parcheggiato il camion proprio al centro dell’ingresso, ed io dovrei uscire con la bicicletta. si, signurì. ci passa signurì. solo la bisci però. no anche lei sopra, solo la bisci signurì. trenta5: mah, a me non sembra, direi che non ci passa proprio… massì signurì, ci passa signurì. gliela porto io signurì. qual è la bisci, quella nera signurì? scese dal camion, si accinse verso la mia bicicletta, la prese amorevolmente in braccio e la cullò fino al camion. Li, con fare dubbioso ed esitante proferì: aveva raggione signurì, nun ci passa… A quel punto in un caldo abbraccio con la mia bicicletta, fece il giro dall’interno, e mi fece trovare le due ruote oltre l’ostacolo. giorno 2: trenta5: ahem… scusa, aspetta un attimo che c’è la signurina che esce con la bisci, che ogni giorno a quest’ora gliela devo portare fuori che nun ci passa. trenta5: ??? stesso amplesso di cui sopra. Onde evitare eredi ruotidotati mi vedo costretta ad interrompere le frequentazioni amorose tra Ariel e la mia bicicletta. Domani uscirò di casa alle 6.



si potrebbe pensare che, dopo due anni, a questo viavai ci si abitui.
alcuni potrebbero addirittura immaginare che sia meglio così, che ognuno ha le sue cose, le sue libertà.
e forse anche io certe volte ci ho creduto, che potesse essere meglio dico… certo i miei spazi sono di vitale importanza per me, certo non potrei rinunciare a tutta una serie di cose, certo in questo periodo della mia vita ho molto meno bisogno della fisicità che mi sorreggeva quando ero una ragazzina.
il fatto è che quando poi vedo le tue ciabatte lanciate distrattamente sotto al letto, quando trovo gli innumerevoli scontrini che mi lasci in giro e quando trovo la stanza maledettamente in ordine mi viene il magone. ecco.
E’ iniziata così, quando mia madre mi faceva tagliare i capelli corti, sono più ordinati, diceva, e io guardavo con invidia quelli lunghi delle mie amiche.
Io riccia in un mondo di ordinatissimi caschetti, io tonda, tra mille magre, io ingombrante, prosperosa, quando tutte avevano un meraviglioso piccolo seno.
Io egocentrica, finta forte, sempre fuori luogo. Io diretta, vera, schietta, attenta, fragile, io osservatrice, pungente come un pugno alla bocca dello stomaco.
Gli altri gentili, diplomatici, sempre sorridenti.
Io a combattere contro la
Genio incompreso o auto in contromano?
Sabato sono iniziati i saldi, preannunciati dai soliti servizi al tiggì:
verificate che sui cartellini ci siano i prezzi vecchi, le percentuali di sconto e i prezzi nuovi, comprate oggetti che avevate già notato e dei quali ricordate il prezzo vecchio
diffidate degli sconti superiori al 50%,
contornati da immagini delle file davanti alle vetrine delle grandi griffe e dalla solita intervista alla signora carica di sacchetti che non vuol dire quanto ha speso che teme che suo marito veda il telegiornale.
Ovviamente le tv si erano portate avanti coi servizi del primo esodo della stagione, (immagine di code chilometriche ai caselli) e dell’allarme caldo (persone coi piedi a bagno nelle fontane e vecchietti al supermercato per prendere il fresco). E infine gli immancabili consigli sulle creme solari e sui fototipi e sull’alimentazione per non soffrire troppo il caldo.
Sabato trenta5 e l’amico suo C hanno fatto una capatina al centro commerciale, giusto per portare delle scarpe dal calzolaio, intimoriti dalla bolgia di cui sopra.
Al centro commerciale c’erano quattro anime, non c’era la coda davanti alle vetrine delle grandi griffe, e neanche la signora carica di sacchetti.
Dentro il supermercato non c’erano i vecchietti con la testa dentro il banco frigo ne quelli che fanno approvvigionamento di frutta e verdura. Non abbiamo trovato la coda per arrivare e non c’era nessuno che si domandava se la crema andasse bene per il suo fototipo.
conclusioni:
a) il centro commerciale era su marte
b) i giornalisti si sono fumati il cervello.
La mattina io mi sveglio felice.
Mi sveglio, mi stiracchio un po’, spengo la sveglia e mi alzo dal letto. Fino a quel momento sono felice. Poi tiro su la tapparella, meccanicamente. Da li, qualora piovesse, il mio umore prende una piccola scossa ma mi trascino distrattamente sotto la doccia continuando a non pensare.
Dopo quel gettito d’acqua calda (si, anche d’estate), il mio cervello gira la chiave e mentre mi asciugo inizio a ricordare le cause che mi hanno mandato a dormire incazzata come una iena.
Allora mi ricordo i problemi a lavoro, mi ricordo che devo verificare che la crepa nel bagno sia stazionaria, che devo chiedere al muratore quando verrà a mettere tutto a posto, mi ricordo che non c’è mai acqua fresca nel frigo, che non riuscirò a mettere da parte quanto previsto questo mese.
Ogni anno a luglio il mio livello di sopportazione si dimezza.
- il gomito del tennista
- il tallone d'Achille
- il callo dello studente
- il dito nel naso
o molto più semplicemente la sindrome da foglio bianco.
non so quando tornerò, o sono già tornata?
Quella mattina, come succedeva ogni mattina feriale ormai da anni, verso le nove scese le scale che la conducevano al treno. Notò il solito ragazzo coi baffi dentro il gabbiotto, diede uno sguardo fugace al negozio di abbigliamento che dormiva ancora e scese la seconda rampa di scale, incrociando gli occhi della solita ragazza che chiede qualche spicciolo.
Ogni mattina si infilava negli occhi delle persone che incontrava, si immaginava in loro e cercava di trovare nel loro mondo qualcosa che le facesse sorridere. Niente. Ogni mattina facce sempre più cupe intraprendevano quel breve viaggio e di volta in volta, per lei, la possibilità di trovare un sorriso era più debole.
Quella mattina trovò posto a sedere in un sedile centrale, solo quattro fermate aveva a disposizione per il suo scopo. Come al solito fece una rapida carrellata dei quattro musi che aveva di fronte:
- una donna asiatica, di quelle coi mocassini di vernice e le calze bianche di cotone, con una pettinatura occidentale e qualche capello bianco fuori posto. Si immaginava altrove, forse a casa, o forse già a lavoro. Gli occhi a mezza altezza lasciavano intravedere una tristezza di fondo.
- una signora di mezza età, capelli corti e colori sgargianti, nel trucco e nell’abbigliamento. Lo sguardo triste perso nel riflesso della luce sul finestrino e le mani intrecciate in un gioco di chi aspetta e aspetta.
prima fermata
- una donna, poco più che trentenne, tuffata in un libro che tratta del rapporto tra Maddalena e Gesù. Abbigliata distrattamente, pettinata maldestramente, abbracciava una borsa di finta pelle nera con disegni fluorescenti.
- un ragazzo, di quelli che invecchiano presto, coi capelli già bianchi e troppi occhiali perché si notino gli occhi. Preoccupato di cercare il cellulare non appena si accorse che avrebbe potuto farlo, giocherellava distrattamente col suo anello da finto sposo tenendo rigorosamente gli occhi bassi e respirando ritmicamente e rumorosamente.
seconda fermata
In quella stazione, proprio li si preparava ad avvenire il miracolo. All’inizio la sua presenza passò inosservata perché quello era uno di quegli snodi della metro in cui il viavai di gente ti fa perdere l’orientamento. Ma poi la calca si sparge e tornano a vedersi le facce di tutti
terza fermata
li qualcosa attirò l’attenzione di tutti, era un bimbo che giocava con le sue labbra: brrr, brrrrrr, nghè… brr!
e il ragazzo posò il telefono e sorrise, la giovane donna chiuse il libro e sorrise, la signora ritrovò il suo sguardo e sorrise e perfino la signora asiatica, uscì dalla sua tristezza e sorrise.
basta poco. Scendo.
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Affollamento di gente e di cose al mercato dell’antiquariato: |
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antichi argenti, specchio di sé, antichi orologi, vittime del tempo che se ne è andato. |
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Un corsetto per Lei e un cilindro per Lui fusi nell’abbraccio di un manichino e un venditore che grida la sua mercanzia. |
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Poi collane, ciondoli, gioielli di famiglia abbiente, ora in bancarella, e ritratti da cornice, cornici di visi vuoti o di fantasmi. |
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Antichi oggetti, alcuni inspiegabili altri semplicissimi e di uso comune, lì solo per volere del tempo che fu. |
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Forbici, quasi a dare un taglio col passato e sfere di vetro dei colori dell’arcobaleno, dati dal sole e dalla magia del cristallo. |
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E cristalli agli occhi dell’ambulante, non arresa al tempo, anche lei antiquaria… o antiquariata? |
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lei è una biondina tutto pepe, occupa distrattamente una stanza da letto a volte superdisordinata a volte no. ha un corpicino minuto e quasi perfetto, ma non lo sa. si infastidisce per i suoi capelli troppo sottili, troppo disordinati, troppo. E’ curata meticolosamente nell’aspetto, ha sempre le scarpe giuste, la maglia giusta, la giacca giusta. Passa con disinvoltura da un tacco 12 alle all star e si sposta distrattamente la frangia mentre parla.
lei è tremendamente matura ma delle volte tradisce l’età che ha con delle insicurezze tipiche. richiede consigli sull’abbigliamento, sui ragazzi, su come arrivare col motorino dall’altra parte della città. E’ attenta, curiosa, sveglia, brillante, intelligente, pronta, educata, chic, meravigliosamente principessa.
racconta di storie che non le si attaglierebbero, di quando chiudeva sua sorella al buio nello sgabuzzino per ore, di quella volta che è andato su il portiere per accertarsi che fosse tutto a posto e di quando faceva firmare a sua sorella contratti di cessione del 100% delle sue cose. ah, il tutto quando aveva meno di 10 anni naturalmente.
lei è quasi mia figlia. ho detto quasi. e oggi è il suo compleanno.
auguri bestia!
il tump tump degli ombrelli dei cingalesi
gli ombrelli
i cingalesi (no, i cingalesi no, basta che la smettano con questi ombrelli)
quelli che danno da mangiare ai piccioni
quelli che inseguono i piccioni
quelli che si fanno sommergere dai piccioni
i piccioni
basta con quelli che alla bancarella ti rubano dalle mani la pettenetta* che stavi guardando e la comprano loro
quelli che mettono su emule selene contro eva e lo chiamano l’era glaciale 2 – il disgelo
*per pettenetta si intende il pettinino che le signore di una certa età infilano tra i capelli per mantenere lo chignon.